Il bando dell’Consorzio ASI di Napoli esclude impianti per trattamento, stoccaggio e recupero rifiuti nel sito ex‑Montefibre: un risultato che l’amministrazione comunale definisce “storico”.
Ad Acerra, nella città metropolitana di Napoli, l’amministrazione guidata dal sindaco Tito d’Errico segna un nuovo traguardo nella tutela del territorio: il bando per l’assegnazione e alienazione dei lotti industriali nell’area ASI cittadina (ex Montefibre) esclude in modo esplicito tutti gli impianti destinati al trattamento, al recupero, allo stoccaggio o allo smaltimento di rifiuti, così come le attività produttive che possano avere un impatto ambientale «rilevante o potenzialmente significativo». ANSA.it+1
Secondo l’amministrazione comunale, questo provvedimento è un passo fondamentale per ‑ come si legge nella nota ‑ «difendere Acerra e garantire uno sviluppo sostenibile». Il presidente del consiglio comunale acerrano, Raffaele Lettieri, ha definito l’azione «un risultato storico»: «La vera difesa del territorio si fa in fase di assegnazione dei suoli, fissando da subito regole chiare. Non dopo». ANSA.it
La decisione scaturisce anche dal criterio V‑16 del Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Speciali della regione Campania, che individua il territorio di Acerra come area non idonea alla localizzazione di nuovi impianti di rifiuti. ANSA.it+1
Implicazioni sul territorio
La scelta riflette una svolta nella logica di sviluppo industriale della città: non più solo quantitativa, ma qualitativa, ponendo il focus sulla compatibilità ambientale e sull’impatto sociale. In concreto, significa che i nuovi soggetti che vorranno insediarsi nell’area ASI di Acerra dovranno rispettare criteri molto rigidi e non potranno prevedere attività legate al ciclo dei rifiuti come trattamento o recupero, almeno nei lotti interessati dal bando.
Dal punto di vista delle risorse e delle opportunità, l’amministrazione segnala che l’azione potrebbe generare due benefici principali:
- Miglioramento della vivibilità cittadina, riducendo la pressione impiantistica su un territorio già segnato da carichi rilevanti.
- Attrarre investimenti «puliti»: attività produttive sostenibili, tecnologiche o ad alta qualificazione, che favoriscano occupazione locale e non aggravino criticità ambientali.
Le sfide da vincere
Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli. Occorrerà garantire che le procedure di assegnazione siano trasparenti e che il rispetto delle clausole «no rifiuti» sia effettivamente monitorato. Le opposizioni politiche e alcuni operatori del settore avevano già espresso dubbi sull’efficacia della certificazione “area non idonea”: il rischio è che si creino zone industriali alternative o che l’impatto si sposti su altri territori.
Inoltre, sebbene la misura accolga un bisogno forte della cittadinanza ‑ quello di non vedere ulteriormente caricata la città con nuovi impianti di rifiuti ‑ resta il tema di sviluppo economico: l’amministrazione dovrà responsabilmente promuovere progetti che generino occupazione, valorizzando al contempo la tutela dell’ambiente.
Acerra ha delineato una linea di svolta: non accogliere più impianti problematici, ma puntare su un modello di sviluppo più sostenibile e di qualità. Ora la vera partita si gioca nella attuazione: formulare e approvare progetti coerenti con questa visione, rendere effettive le esclusioni ambientali, e tradurre la tutela del territorio in opportunità reali per i cittadini. Un’occasione che – se ben colta – potrebbe segnare una nuova fase per la città acerrana.