Inchiesta esclusiva – Newscampania24
1. Pressione crescente sui pronto soccorso
La Campania presenta un fenomeno evidente: un numero molto elevato di accessi ai pronto soccorso accompagnato da tempi di permanenza superiori alla media nazionale. Un rapporto recente segnala che la permanenza media in pronto soccorso nella regione supera 431 minuti (oltre 7 ore), contro la media nazionale – circa 245 minuti. ancicampania.it
Questo significa che molti pazienti restano ore in attesa, un fatto che impatta sui livelli di servizio, sulla qualità dell’accoglienza e sulle condizioni di lavoro del personale.
2. Carenza di personale medico e infermieristico
Secondo stime riportate da uno studio nazionale, per la sola Campania la carenza strutturale nel settore emergenza-urgenza ammonta a circa 800 medici mancanti nei prossimi anni, parte del totale nazionale stimato a circa 4.200. Quotidiano Sanità
La mancanza di organico significa che in molte strutture il personale è sottoposto a carichi elevati, turni prolungati e livelli di stress molto alti.
3. Cosa vive il paziente: esperienza tipica
Una persona che arriva in un pronto soccorso nel tardo pomeriggio o sera può trovarsi a:
- essere registrata e attesa in una sala sovraffollata;
- restare ore in attesa, spesso per codici di gravità moderata (verde/bianco); esempi sul campo segnalano attese anche fino a 23 ore per codice bianco in alcune strutture napoletane. la Repubblica
- essere spostata su barella o seduta in corridoio se non ci sono posti letto liberati;
- subire la visita solo dopo che i casi più urgenti (rosso/giallo) sono stati gestiti prioritariamente;
- essere dimessa, ricoverata o trasferita con una fatica evidente e, spesso, con sensazione di instabilità nella degenza.
4. Le cause principali
I dati e le interviste con operatori sanitari confermano che le cause principali di questi disagi sono:
- elevato afflusso, inclusi molti codici a bassa gravità che gravano sul sistema;
- risorse insufficienti – posti letto, letti osservazione, personale qualificato;
- struttura fisica spesso datata e non sempre adeguata per alti flussi;
- integrazione territoriale ancora carente: se non ci sono alternative al pronto soccorso, pazienti con condizioni meno gravi lo utilizzano come primo punto di contatto.
5. Impatti concreti
- Le attese lunghe possono peggiorare la prognosi nei casi più gravi, o fanno percepire un servizio scarsamente efficiente.
- Il personale sanitario rischia il burnout o riduzione della qualità lavorativa, con possibili ripercussioni sulla sicurezza dei pazienti.
- Le strutture più in crisi possono diventare zone di “ritenzione” dei pazienti in barella o corridoio, necessitando procedure straordinarie per gestire il sovraccarico.
6. Quali dati strutturali abbiamo
Ecco alcuni esempi concreti:
- Nel 2022 l’AORN Santobono‑Pausilipon di Napoli ha registrato circa 88.790 accessi al pronto soccorso, con un aumento del +31,6% rispetto al 2021 (67.461 accessi). santobonopausilipon.it
- In una struttura della provincia di Napoli è stato segnalato che per i casi di codice arancione l’attesa media è circa 40 minuti, rispetto allo standard nazionale di 15 minuti. la Repubblica
- Per la carenza medica: circa 800 medici mancanti stimati nella regione Campania nei prossimi anni solo per emergenza-urgenza. Quotidiano Sanità
Questi dati permettono di capire su quali basi reali costruire una strategia di miglioramento.
7. Riflessione e invito all’azione
Alla luce di questi numeri e delle testimonianze raccolte, appare chiaro che non è un problema dei singoli professionisti, ma del sistema nel suo complesso.
Occorre:
- monitoraggio più trasparente e aggiornato dei tempi di attesa e dei flussi nei pronto soccorso;
- potenziamento deciso del personale medico e infermieristico;
- razionalizzazione dei flussi di pazienti, con forte supporto della medicina territoriale;
- investimenti strutturali per adeguare le aree di accettazione, triage, osservazione breve;
- sensibilizzazione della popolazione sull’uso corretto del pronto soccorso.